CAPITOLO 11: Il Protagonista – la base

1238853-the_heroic_age_iamanavengers_02PROLOGO: “Diamo un volto all’eroe”

11.1 La rivalsa dei perdenti
L’ultima volta abbiamo parlato dei personaggi in un’ottica più generica del termine.

Abbiamo visto per esempio quali sono le basi per crearne uno e quali sono le regole fondamentali per far sì che funzioni all’interno della storia, ma ci rimaneva ancora da trattare sulla figura più importante di tutte, quella che a rigor di logica è la prima a cui bisogna pensare e la prima che di solito si genera nel processo di scrittura: Il Protagonista.

Bene, mettiamoci all’opera!  Nome: Night Warrior;  Aspetto fisico: Alto, muscoloso, biondo; Segni particolari: cicatrice figa sul volto; Trama: E’ il Prescelto che salverà il mondo dalla distruzione!

Perfetto! … o per lo meno, se partecipate alla fiera della banalità.

Adesso però vi svelo un segreto, e mi raccomando non andate a dirlo a nessuno perché altrimenti non è più un segreto: la verità è che – poste le basi viste in precedenza per il processo di creazione (caratterizzazione, obbiettivo, passato) – un eroe, per piacere davvero, deve essere un vero SFIGATO! 

Il termine potrebbe aprire le porte a una moltitudine di chiavi di lettura diverse e qualcuno, trovandosi a leggere ciò che sto dicendo in questo post, potrebbe trovarsi a pensare che io mi sia bevuto il cervello o altre frasi lusinghiere, vista anche l’innumerevole enciclopedia di eroici paladini che cavalcano, lottano e vincono nelle pagine dei nostri romanzi (e fumetti) preferiti. Ma vi sorprenderà sapere quanto anche loro, alla luce dei fatti, siano dei perfetti loser (almeno in principio).

Per piacere al lettore, infatti, un Protagonista deve avere dei tratti umani che diano credibilità alla sua figura. Questo si riflette non soltanto sull’aspetto esteriore, ma anche (e soprattutto) in quello emotivo e psicologico. Un eroe indistruttibile e impavido, che trova sempre una soluzione ad ogni problema senza alcuno sforzo, o a cui le cose vadano sempre bene. Un eroe positivo, che non si incrina mai nella vita e di fronte a niente, e che prende tutto di petto con irreale ottimismo; è un tipo di personalità che difficilmente piacerà ai lettori, perché sarà una figura con cui difficilmente si arriverà a provare una qualche empatia.

In copertina a questo capitolo potete trovare un’immagine del supereroe loser per eccellenza: Spider Man.

Chi di noi non ha mai desiderato di essere lui? Un supereroe che spara ragnatele e si libra tra i tetti della città, ma che rimossa la maschera si presenta per quello che è davvero: un giovane teenager che tra un supercattivo di qua e una rapina sventata di là (per non parlare dei compiti in classe e degli esami, quelli sì che sono le bestie peggiori), si preoccupa di proteggere le persone a lui care dai pericoli che la sua identità segreta calamita su di loro giorno dopo giorno (talvolta riuscendoci, altre volte sfortunatamente no).

La figura di Peter Parker, nerd perduto tra banchi di scuola e vita sociale azzero, che di punto in bianco si scopre trasformato in un super-uomo coi poteri del ragno, ha dato i natali al concetto di supereroi con superproblemi, sul quale la Marvel si è poi lanciata a capofitto per farne il dogma alla base di tutti i suoi successivi eroi.

In sostanza, più sono le difficoltà con cui un Protagonista si troverà a confrontarsi, e più è probabile che quel personaggio finisca per piacere al vostro pubblico di lettori.

La Marvel questo l’aveva capito da tempo, e i numeri che nel corso degli anni le loro pubblicazioni hanno totalizzato, dimostra quanto questa regola sia VERA, perciò ricordate: le difficoltà sono la Chiave di Volta del vostro Protagonista.

Ma non finisce qui, perché altri due aspetti devono essere considerati se volete riuscire nel vostro compito di generare un storia con grande Protagonista. Possono sembrare banali, ma vedrete che trascurarli minerà gravemente il vostro esito.

11.2: Il Carattere e la presenza scenica
Non confondete mai una buona caratterizzazione con il carattere di un personaggio.

Se la prima racchiude tutti gli aspetti che indicano come egli si presenta al lettore, il carattere ne descriverà invero il comportamento che assumerà verso se stesso e verso chi lo circonderà, e come nella vita reale, anche in un romanzo per piacere ai lettori il Protagonista deve avere il carattere giusto!

Un Protagonista è generalmente un personaggio positivo e altruista, che se magari può avere qualche difetto di contorno che ne incupirà (e renderà interessante) la caratterizzazione, di base seguirà gli schemi dell’eroe buono e giusto. Se costruito con il corretto equilibrio di aspetti Pro e Contro, piacerà senz’altro a chi si appresterà alla lettura (e difatti così risultano la stragrande maggioranza dei Protagonisti).

Tuttavia, è giusto precisare che anche un personaggio “negativo”, se ben equilibrato, potrebbe avere le carte in regola per entrare nei cuori del pubblico. Così ecco che ha origine la figura dell’anti-eroe. 

Giustiziere, assassino, criminale, antipatico magari, presuntuoso, pazzo ed arrogante, ma con quel non-so-che che lo rende simpatico alla platea.

Scrivere di anti-eroi è difficile, come è difficile mantenere distaccato il confine tra personaggi apprezzabili e personalità antipatiche. Non è detto che tutti gli scrittori siano in grado di scrivere un antieroe accattivante, come non è detto che tutti i lettori possano affezionarsi a loro ad una prima lettura, ma anche in questo caso stiamo parlando di una forma di narrazione che spesso può dipendere dalle scelte stilistiche dell’autore. Il concetto però che bisogna ricordare su queste particolari figure sta che anche loro, nella loro villana malvagità, debbano avere dei tratti che li rendano umani: una iella spietata che li trasporti in siparietti comici, un cupo passato che motivi le loro losche trame, un fine benevolo perseguito però coi mezzi sbagliati. Tutto fa brodo purché si applichino gli stessi principi.

Quella che invece è una regola BASILARE per ogni Protagonista è la presenza scenica che egli avrà nel corso della trama.

Vi domanderete se è davvero necessario parlarne visto e considerato che “Protagonista” va a braccetto con “Trama”, e in un certo senso avreste anche ragione, specie se si analizza una storia narrata con la soggettiva della Prima Persona, nella quale seguiremo con i suoi occhi tutto quello che accadrà dall’inizio alla fine. Ma esistono situazioni in cui, incredibilmente, un Protagonista dopo un breve momento di costante presenza (o anche no, talvolta) potrebbe finire per sparire dalla scena, facendo poi ritorno solo sporadicamente in brevi fasi dell’arco narrativo. 

Un caso che mi viene in mente è quello del recente reboot di Godzilla, in cui una buona fetta del pubblico ha criticato la quasi totale assenza del Kaiju nella maggior parte del film.

Non voglio giudicare in questa sede l’operato degli sceneggiatori, ma è naturale che se un film s’intitola “Godzilla” e per un’abbondante ora Godzilla nemmeno c’è, è naturale che dopo un po’ il pubblico cominci a domandarsi dove sia finito il lucertolone, e quando si decide di oscurare il protagonista, si dovrebbe come minimo compensare la narrazione con comprimari di tutto rispetto! 

E a proposito di comprimari: Un Protagonista singolo deve far vedere la propria presenza in maniera costante, al fine di permettere al pubblico di inquadrare la sua figura come personaggio centrare della storia. Quando però i Protagonisti sono più di uno, allora bisogna avere la sapienza di suddividere i ruoli in modo da dare a tutti la stessa presenza scenica, al fine di bilanciare al meglio gli scopi di ognuno. Non facendolo si verrebbero a creare dei “comprimari”, che sebbene potrebbero essere eccellenti figure dalla caratterizzazione sopraffina, rimarrebbero comunque soggetti a regole differenti rispetto a quelle previste per il protagonista, e quindi, costretti a cedere a lui buona parte degli avvenimenti più importanti.

EPILOGO: “Il capitolo sul Protagonista si è dilungato più del solito, ma era necessario per analizzarlo in pochi passi al fine di comprendere quello che nella storia è a tutti gli effetti il motore stesso dell’intrattenimento principale. Più l’esperienza di un autore cresce nella scrittura e più diventa facile per lui imparare a padroneggiare tutte queste semplici regole, senza le quali il protagonista perderebbe di significato.
Per questa ragione, il mio augurio è che questo post vi abbia aiutato a chiarire i dubbi sul come dovrebbe comporsi un Protagonista ben inquadrato, e vi do l’appuntamento come al solito per il prossimo articolo di Write TUgether!”

 

Fonte immagine: comicvine

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2 thoughts on “CAPITOLO 11: Il Protagonista – la base

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